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Fabrizio Gea, presidente di Confindustria Canavese, rotariano del Club Cuorgnè e Canavese, interviene sul tema innovazione, nuove frontiere digitali e infrastrutture nella realtà del Canavese 2016.

January 18, 2016

Un'azienda su due in Italia investe in digitale, mancano però le infrastrutture


Secondo dati Istat nel 2014 il 98,2% delle imprese italiane con almeno 10 addetti dispone di una connessione ad Internet, il 95% ha una connessione in banda larga (fissa o mobile),  il 69,2% è presente sul web con un proprio sito internet e  il 31,8% delle imprese italiane che utilizzano almeno un social network.


Siamo dinnanzi ad una trasformazione molto importante che riguarda tutti, imprese, scuole, famiglie, pubblica amministrazione, un cambiamento che influisce nel modo di comunicare, nel modo di trasferire, di condividere, di agevolare, idee e visioni. Resta però un dato realistico alquanto contraddittorio rispetto ad una consapevolezza digitale che sembra essere ormai acquisita: in Italia la penetrazione della banda larga è ancora estremamente rarefatta e disomogenea. Occorre quindi partire da qui, da un miglioramento delle infrastrutture di rete e da una loro omogenea penetrazione. Questo consentirebbe di agevolare gli investimenti e la partecipazione di player stranieri in modelli di business  targati made in Italy. Ma non basta!


Il Canavese è per storia un territorio di grande innovazione, ricco di imprese e di imprenditori illuminati, anche di nuova generazione, che investono e  credono nelle nuove frontiere digitali , ma devono essere messi nella condizione di poter godere di reti e di strumenti in grado di garantire loro accesso e condivisione in tempo reale. Altrimenti il rischio di perdere grandi opportunità di crescita e di sviluppo sul nostro territorio così come in tutta Italia rimane molto alto. E' una questione di tecnologia ma anche di cultura digitale.


Secondo un recente rapporto Ocse ad esempio nelle scuole elementari italiane vi è un pc ogni quindici studenti, circa uno per classe o poco più. Non migliora la situazione per le scuole medie inferiori  dove è disponibile un pc ogni  undici studenti, uno ogni otto ragazzi alle scuole medie superiori.  Otto scuole italiane su dieci sono connesse a internet ma solo metà delle classi, dato approssimato per eccesso, utilizza la rete come strumento didattico e di comunicazione multimediale, si pensi ad esempio  alle lavagne digitali. A queste carenze va aggiunta la mancanza di formazione del corpo docente verso le nuove tecnologie e i più recenti strumenti di comunicazione online, social network in primis. E’ un errore pensare ad esempio che per essere innovativi basti semplicemente trasferire ciò che oggi è off-line all’interno di una piattaforma digitale. Sono due linguaggi differenti, due modalità di accesso diverse, due tecnologie troppo distanti tra loro.


La vera innovazione passa dunque da una visione d’insieme come si diceva prima, che comprende assolutamente un potenziamento omogeneo delle infrastrutture di rete e un uso molto più spinto e convinto dei linguaggi tecnologici, al fine di rendere procedure, burocrazia e relazioni sempre più “liquide” con vantaggi enormi dal punto di vista dei tempi e del risparmio. 

 

Al tempo stesso diventa fondamentale e non più procastinabile, promuovere una cultura digitale che metta al centro i contenuti e la loro accessibilità da una parte e la formazione sempre più capillare verso imprese, scuole e famiglie dall'altra. Senza questa visione d'insieme, sarà sempre più complicato per le nostre comunità riconoscere e sostenere nuovi modelli di business attraverso i quali incubatori, reti d'imprese e start up tentano di confrontarsi ogni giorno con un mercato fortemente legato a tre elementi chiave: tempo, competitività, innovazione.

 

Fabrizio Gea
Presidente Confindustria Canavese

 

 

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