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Giuseppe Amati. Carlo Frigerio ricorda il socio fondatore e primo presidente del Club

May 31, 2015

 

 

PER GIUSEPPE AMATI

 

I famigliari dell'amico Giuseppe, dell'ing. Amati, come eravamo abituati a chiamarlo, mi hanno chiesto di ricordarlo con le parole che la lunga amicizia e la stima reciproca e la vicinanza negli ultimi mesi possono far scaturire spontanee.

Giuseppe ha amato la sua famiglia ed era molto orgoglioso dei suoi nipoti; era felice quando, per le feste di fine anno, riusciva a riunirli tutti insieme a casa sua, e si prendeva cura di tutti i dettagli, dalla preparazione dei “ passatelli” alla lunga cottura dello zampone, secondo le tradizioni dei suoi luoghi di origine.

Giuseppe è stato un ingegnere profondamente legato al suo lavoro e all'amore per la gomma, una materia viva, che non si comporta sempre nello stesso modo e che quindi è difficile da gestire, ma che gli ha dato l'opportunità di creare un'azienda, la MVO di Sparone, in cui ha profuso ogni energia e tutto il suo sapere tecnico e tecnologico. Si sentiva fiero di essere riuscito a realizzare gli obiettivi che l'ing. Adriano Olivetti gli aveva dato: rendere l'Olivetti autonoma per tutti i componenti in gomma per le proprie macchine da ufficio; era anche orgoglioso di aver creato una possibilità di lavoro e di sostentamento per oltre cento famiglie, in una zona ai margini delle aree industriali.

Giuseppe era molto legato alle sue origini romagnole; parlava ancora con la tipica cadenza, che ne sottolineava la provenienza. Come tanti romagnoli aveva un grande senso dell'umorismo, riuscendo a sorridere e a far sorridere gli interlocutori; come quando ricordava che l'ing. Adriano gli aveva posto una condizione irrinunciabile per affidargli l'importante incarico di costruire l'azienda di Sparone: l'avrebbe assunto solo se la moglie fosse stata disposta a trasferirsi in Canavese. Per una volta, a fin di bene, Giuseppe si era aggiustato con la sua coscienza: aveva assicurato l'ing. Adriano che la Signora Giulietta non vedeva l'ora di lasciare Milano, dove era corista alla Scala, per immergersi nel verde Canavese (“ neanche morta” era la sincera opinione di partenza della Signora Giulietta ). Le buone intenzioni vinsero poi largamente, perchè la Signora si integrò subito bene nell'ambiente di Cuorgnè, e, insieme al prof. Paviolo, costituì il primo nucleo delle scuole medie della città. Nel raccontare questo trasferimento, Giuseppe lasciava ancora capire che l'aveva fatta grossa con la Signora Giulietta, ma che in fondo tutto era finito bene.

Con Giuseppe, quando andavo a trovarlo, parlavamo di tutto: passavamo ore saltando da un argomento all'altro, dall'attualità alla politica, dai cambiamenti generazionali ai libri che preferiva, al Rotary, al quale è sempre stato legato da un sentimento di grande rispetto e di orgogliosa appartenenza. In oltre quaranta anni, aveva dedicato molto del suo tempo libero all'associazione rotariana, prima nel RC Ivrea e poi, nel 1985, come socio fondatore e primo Presidente del nuovo Club di Cuorgnè e Canavese, continuando poi a collaborare con altri illustri soci cuorgnatesi, succeduti a lui nella carica. Era rigoroso nel chiedere che l'appartenenza fosse accompagnata dalla conoscenza e dalla applicazione degli ideali e dal rispetto delle regole, ricordando che il motto del Rotary era ed è “ Servire al di sopra di ogni interesse personale “.

Giuseppe era anche amante della natura: negli ultimi tempi mi ricordava spesso di aver costruito la villetta dei Ronchi e di avere coltivato personalmente il terreno intorno e curate le piante messe a dimora: gli dispiaceva molto di non poterlo più fare per gli acciacchi dell'età.

Giuseppe ha avuto una vita che tutti oseremmo dire lunga, mantenendo sempre una mente lucida; nel passato però aveva corso seri rischi, per la grave malattia che lo aveva colpito parecchi anni fa: diceva di essere rinato trentacinque anni fa, per il miracolo di un chirurgo, che nella situazione disperata per una emorragia cerebrale inarrestabile, aveva osato tentare con successo l'ignoto, chiudendo progressivamente e poi definitivamente la carotide interessata. Anche queste cose erano raccontate con una semplicità di atteggiamento disarmante, quasi con pudore, perchè quella volta gli avevano permesso di allontanare di più di trenta anni il traguardo che ha ora tagliato.

Giuseppe è stato un amico sincero, trasparente: non amava criticare il prossimo, anche quando umanamente ne avrebbe avuto motivo.

Tutti gli amici presenti ieri sera per il S. Rosario e quelli che sono qui oggi testimoniano l'affetto che Giuseppe Amati ha saputo suscitare intorno a sè.

Ciao Giuseppe, arrivederci.

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